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Cambiare facoltà dopo il primo anno: cosa succede ai tuoi CFU
Approfondimento

Cambiare facoltà dopo il primo anno: cosa succede ai tuoi CFU

Cambiare facoltà dopo il primo anno senza perdere l'anno: passaggio o trasferimento, quali esami ti riconoscono e quando conviene aspettare la sessione.

Orientamento

Cambiare corso di laurea dopo il primo anno non significa perdere l’anno. Gli esami che hai superato vengono valutati dal nuovo corso e, se compatibili per settore disciplinare e programma, diventano crediti riconosciuti: con un riconoscimento sufficiente entri direttamente al secondo anno. Il rischio di ripartire da capo esiste solo quando cambi area in modo radicale, e anche lì qualcosa si salva quasi sempre. La domanda più utile, prima di quella sulla procedura, è un’altra: sei sicuro che il problema sia il corso?

1. Cosa succede agli esami che hai già dato

Vengono sottoposti a valutazione dalla commissione didattica del corso in cui vuoi entrare, che confronta il settore scientifico-disciplinare e il programma svolto con gli insegnamenti del nuovo piano di studi. Gli esami del primo anno sono spesso quelli che si trasferiscono meglio, perché in tutte le aree includono materie di impianto generale.

Se i crediti riconosciuti sono sufficienti, vieni iscritto al secondo anno; se sono pochi, resti al primo con alcuni esami già alle spalle. In nessuno dei due casi il lavoro fatto sparisce. Il funzionamento completo della valutazione è nella guida sul riconoscimento CFU.

2. Passaggio o trasferimento: quale ti serve

Passaggio di corso Trasferimento
Quando Cambi corso restando nello stesso ateneo Cambi ateneo
Chi valuta i crediti La commissione del nuovo corso La commissione dell’ateneo di destinazione
Quando si presenta Nelle finestre del calendario accademico Nelle finestre dell’ateneo di partenza
Costi tipici Contributo di passaggio Contributo di trasferimento + regolarità con le tasse

In entrambi i casi la tua carriera resta aperta: non serve rinunciare agli studi, ed è anzi la cosa da non fare, perché la rinuncia chiude tutto in modo irrevocabile e complica il riconoscimento. Le tre procedure a confronto sono in cambiare università senza perdere esami.

3. Quanti esami ti porti dietro

Dipende da quanto le due aree si somigliano. Alcuni esempi di quello che succede nella pratica:

  • Economia verso giurisprudenza: passano diritto privato, diritto pubblico, spesso economia politica.
  • Psicologia verso scienze dell’educazione: passano psicologia generale, pedagogia, sociologia, statistica.
  • Ingegneria verso informatica: passano analisi, fisica, fondamenti di informatica, e sono molti crediti.
  • Aree del tutto diverse: restano lingua straniera, abilità informatiche, esami a scelta e le eventuali materie di base comuni.

Se i termini CFU, SSD e classe di laurea non ti sono ancora familiari, il glossario universitario li spiega in due minuti — e ti serviranno per leggere i piani di studio.

4. Conviene cambiare subito o finire l’anno?

Nella maggior parte dei casi conviene dare prima gli esami che i due percorsi hanno in comune, e cambiare dopo. Il motivo è aritmetico: ogni esame superato è un credito potenzialmente riconoscibile, mentre un semestre lasciato a metà non porta nulla nel nuovo corso.

Il metodo in tre passi:

  1. Scarica i piani di studio dei due corsi e affiancali, guardando i settori disciplinari.
  2. Individua gli insegnamenti presenti in entrambi e dai priorità a quelli nella sessione in arrivo.
  3. Presenta la domanda di passaggio o trasferimento nella prima finestra utile dopo la sessione.

Fa eccezione il caso in cui i due corsi non abbiano nessuna sovrapposizione: lì continuare significa solo rimandare, e tanto vale muoversi subito.

💡 Consiglio dell’esperto

Prima di presentare qualunque domanda, chiedi alla segreteria del corso di destinazione una valutazione informale dei tuoi esami. Molti atenei la fanno anche per i passaggi interni, e ti evita la sorpresa di scoprire dopo la pratica che due esami su cinque non sono stati convalidati.

5. È la materia sbagliata o il metodo sbagliato?

Questa è la parte scomoda, ma saltarla porta a cambiare corso due volte. Non tutte le difficoltà del primo anno dicono che hai sbagliato scelta.

Segnali che il corso è davvero sbagliato:

  • gli argomenti non ti interessano nemmeno quando li capisci bene;
  • gli sbocchi professionali del corso non ti attraggono, o li hai scoperti solo dopo l’iscrizione;
  • ti sei iscritto per compiacere qualcuno, o per esclusione;
  • hai provato a studiare con costanza e il problema resta il contenuto, non il carico.

Segnali che il problema è altrove:

  • vai in difficoltà su tutte le materie allo stesso modo, comprese quelle che ti piacciono;
  • studi a ridosso degli appelli, senza una pianificazione;
  • non riesci a frequentare per motivi pratici — lavoro, distanza, orari;
  • ti sei isolato e nessuno ti ha spiegato come funzionano piani di studio, appelli e propedeuticità.

Nel secondo caso cambiare corso non risolve nulla: sposta il problema di un anno. Quello che serve è cambiare come studi, o dove.

6. Se il problema è la modalità, non la materia

Capita più spesso di quanto si dica: la materia va bene, ma la vita no. Fuori sede con affitti insostenibili, un lavoro part-time che copre le ore di lezione, pendolarismo di due ore al giorno. In quel caso la scelta ragionevole non è cambiare facoltà, ma cambiare modalità di studio.

Studiare online significa videolezioni disponibili quando hai tempo, appelli distribuiti lungo l’anno e nessuno spostamento per seguire; con il DM 1835/2024 restano una quota di didattica in diretta e prove d’esame di norma in presenza nelle sedi dell’ateneo. Come funziona davvero è in passaggio da università statale a telematica, e su come organizzarsi trovi un metodo in studiare online mentre lavori.

7. Cosa ti costa il cambio

Tre voci da mettere in conto: il contributo di passaggio o trasferimento previsto dal regolamento tasse, il tempo della valutazione dei crediti (da poche settimane a un paio di mesi) e le ricadute sul diritto allo studio. Su quest’ultimo punto serve attenzione: gli enti regionali calcolano i requisiti di merito sui crediti effettivamente riconosciuti nel nuovo corso, quindi un riconoscimento basso può farti scendere sotto la soglia richiesta l’anno successivo. Leggi il bando della tua regione prima di presentare domanda.

E se il dubbio di fondo riguarda il lavoro che vuoi fare più che il corso in sé, parti dagli sbocchi e torna indietro: la mappa è in quale laurea scegliere in base alla professione e in sbocchi professionali delle lauree online.

Non sei sicuro che il problema sia il corso?

Parliamone: ti aiutiamo a capire se conviene cambiare corso, cambiare ateneo o solo cambiare metodo — e quali esami ti porteresti dietro. Richiedi l’orientamento gratuito →

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Domande Frequenti

Le risposte alle domande più comuni.

Se cambio corso al secondo anno perdo l’anno?

Non necessariamente. Gli esami sostenuti nel primo anno vengono sottoposti a valutazione dal nuovo corso e, se coerenti per settore disciplinare e programma, diventano CFU riconosciuti. Se il riconoscimento è sufficiente puoi essere ammesso direttamente al secondo anno, senza alcuna perdita di tempo. Il rischio di perdere l’anno esiste soprattutto quando il cambio è verso un’area completamente diversa e i crediti in comune sono pochi: anche in quel caso, però, le materie di base e i crediti a scelta spesso si salvano.

Conviene cambiare subito o finire l’anno?

Nella maggior parte dei casi conviene dare prima gli esami che le due carriere hanno in comune e cambiare dopo: ogni esame superato è un credito potenzialmente riconoscibile, mentre un anno lasciato a metà non porta nulla nel nuovo percorso. Fa eccezione la situazione in cui il corso attuale non ha alcuna sovrapposizione con quello di destinazione: lì continuare significa solo rimandare. Confronta i due piani di studio insegnamento per insegnamento prima di decidere.

Quante volte si può cambiare corso di laurea?

Non esiste un limite fissato per legge al numero di passaggi. I vincoli sono di fatto: ogni cambio comporta contributi amministrativi, tempi di valutazione dei crediti e, soprattutto, ricadute sui requisiti di merito richiesti per borse di studio e agevolazioni, che si calcolano sugli anni di iscrizione complessivi. Cambiare una volta è normale e frequente; cambiare più volte allunga il percorso e conviene affrontarlo con un orientamento serio prima di muoversi.

Cambiando corso perdo la borsa di studio?

Non automaticamente, ma il cambio incide sui requisiti di merito. Gli enti regionali per il diritto allo studio calcolano i crediti richiesti in base all’anno di iscrizione, e in caso di passaggio o trasferimento contano di norma solo i CFU effettivamente riconosciuti nel nuovo corso. Se il riconoscimento è basso puoi ritrovarti sotto la soglia di merito dell’anno successivo. Prima di presentare la domanda di passaggio, verifica il bando dell’ente regionale, perché le regole variano da regione a regione.

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